10 clichè letterari che hanno stancato

Dieci tra i clichè della letteratura che hanno stancato e uno che, invece, non stanca mai.


Bentornati a un nuovo episodio di: la sottoscritta che ha letto troppo per le sue ricerche e ha quindi deciso di riassumerle in un articolo del blog sperando di essere d’aiuto.

Questa settimana ho deciso di affrontare un argomento un po’ controverso: i clichè.


cliche_letterari_hanno_stancato


Prima di iniziare ci tengo a sottolineare una cosa. Io amo alla follia i clichè. Non tutti, è chiaro, ma come ogni persona ho la mia lista di luoghi comuni della letteratura che apprezzo, e questa lista è più lunga di quella di molti. Sono però la prima a dire che se usati in maniera sbagliata anche i migliori perdono il loro fascino.

Detto questo, entriamo nel vivo dell’articolo.

Cosa sono i clichè?

Il dizionario ci viene come sempre in aiuto:

Schema di un ragionamento o di un discorso (e anche di un comportamento) che si ripete abitualmente; espressione banale e priva di originalità.

In parole povere, i clichè sono quelle tematiche, figure o scelte di trama che si ripetono nella letteratura fino a diventare prevedibili. Se aprite un libro, uno qualsiasi, troverete almeno un clichè anche se interpretato in maniera un po’ più originale del solito.

I clichè hanno il compito di aiutare a categorizzare gli elementi della storia, ma lo scomodo effetto collaterale di stancare i lettori e, nei casi di uso più banale e scontato, di diminuire il valore dell’opera e dell’autore stesso.

Ora che sappiamo di cosa stiamo parlando, possiamo procedere all’elenco dei 10 clichè che davvero hanno stancato.


1- Le onomatopee

Badate bene, non sto parlando delle parole onomatopeiche che si possono usare nelle descrizioni, ma proprio delle onomatopee stile fumetto.

DRIIIIIIIIN! Il suono della sveglia. TOC TOC TOC. Qualcuno che bussa alla porta. Tic toc. Il suono dell’orologio.

No. Davvero, non fatelo. Cioè, se volete potete farlo ovviamente, ma dovunque andiate a cercare materiale al riguardo troverete scritta una sola cosa: questa scelta è fastidiosa visivamente e impoverisce il testo. Inoltre, se è il modo migliore che riuscite a trovare per descrivere un suono, forse -e dico solo forse- dovreste sforzarvi di più.

Bonus banalità se l’onomatopea in questione viene usata nell’incipit per svegliare il personaggio, come già segnalato in questo articolo.

2- Descrizioni allo specchio

Descrivere un personaggio mentre si guarda allo specchio fa parte della lista di clichè base che tutti abbiamo trovato almeno una volta. Scegliere come descrivere un personaggio non è mai facile. Quelli tra noi che prediligono la narrazione in terza persona hanno un piccolo vantaggio rispetto a quelli che scelgono la prima persona, ma in entrambi i casi il problema rimane.

Sì, guardarci allo specchio è il modo più diretto che abbiamo per renderci conto di che faccia abbiamo, ma proprio per questo è stato usato così tante volte che ormai i poveri editor, quando se lo trovano davanti, telefonano al loro analista esordendo con uno “è successo di nuovo”. Abbiate pietà per gli editor. Sfidatevi a trovare una soluzione migliore. Se avete inventato un’intera trama potete fare anche questo!

Esercizio: narrazione in prima persona. Il vostro personaggio si trova chiuso in una stanza in cui è presente solo un letto, la luce è poca e non ci sono superfici su cui specchiarsi. Descrivetelo.

3- POV

Avreste mai pensato che tre sole lettere potessero arrecare tanto danno alla vostra storia?

Il POV (point of view, punto di vista) della storia può cambiare? Certo che può! Ma bisogna fare molta attenzione al metodo che viene scelto. In questo caso George Martin è un buon esempio. Ogni capitolo ha il suo protagonista che viene indicato all’inizio e rimane lo stesso fino alla fine del capitolo stesso. Non troverete mai la scritta POV *nomedelpersonaggio*, ma semplicemente vi verrà detto chi vedrete in azione in quel capitolo.

Se avete letto Sanderson, invece, saprete che lui salta da un POV all’altro nello stesso capitolo senza preoccuparsi di segnalarlo. Una scelta che può creare confusione nel lettore, ma che quantomeno evita di interrompere il testo con quelle tre letterine.

Se fino a ora avete pensato che non ci fosse nulla di male nello scrivere POV nei vostri capitoli, sappiate che il numero di lettori che solo per quello scelgono di non leggere un testo è elevatissima. Fidatevi, un semplice separatore del testo può bastare, se proprio volete segnalarlo. E no, non perché è un termine inglese e noi (immagino) scriviamo in italiano, ma perché in primis è brutto da vedere, e secondo perché i lettori non sono stupidi. Se cambiate punto di vista nella storia e loro non se ne accorgono il problema è di come viene gestito il cambio, non dei lettori.

4- Nomi pretenziosi e altisonanti

Se avete perso ore per cercare (o inventare) il nome più altisonante possibile per il vostro personaggio o per la vostra città, ho una brutta notizia per voi.

Se c’è una cosa su cui molti concordano è che per un buon libro la chiave è la semplicità. Non importa a nessuno se il vostro personaggio si chiama Jack o Jassikulus Porossidivilus Terzo. Quello che importa sono le sue azioni, le sue scelte e le sue avventure. Leggerle sarà anche più facile se il nome che ci troviamo davanti riusciamo a pronunciarlo al primo colpo.

5- I morti che non sono morti

No, non mi riferisco alle apocalissi zombie, bensì a personaggi che muoiono ma due capitoli dopo sono di nuovo lì, belli e pimpanti. Necromanzia? No, semplicemente non erano morti davvero. Oh cielo che sorpresa! In effetti la necromanzia sarebbe un’alternativa interessante.

Ferite mortali ma che poi tanto mortali non erano; cadute infinite dalle quali il personaggio esce con solo una caviglia slogata ma intanto tutti gli altri lo credono perduto; questo? Oh, non temete! Ho solo un proiettile piantato nella scatola cranica, tra tre capitoli -nei quali avrete tempo di piangermi- starò benissimo!

Qui le cose sono due: o avete un sistema magico per il quale è logico che la gente sopravviva, oppure è il caso di farli morire e lasciarli morti. I lettori non odiano le morti dei personaggi, odiano le morti irrealistiche e inutili. Il problema non sta nell’evento ma nel modo in cui viene reso! Se proprio volete profondervi in miracolose resurrezioni e non state scrivendo la bibbia assicuratevi che ci sia un buon motivo per quello che state per fare.

6- Il prescelto!

A questo punto dovreste aver sentito nella vostra testa la voce di uno scontento Malfoy che sibila “Potter.” con sdegno. Già. Sto parlando proprio di Harry Potter. Il prescelto per antonomasia.

Come lui, prima di lui e dopo di lui, la letteratura è piena di storie in cui in seguito a una profezia, un evento particolare o semplicemente un potere avuto dalla nascita il protagonista della storia è il prescelto, l’unica persona che ha delle reali possibilità di sconfiggere il cattivo finale e salvare il mondo.

Come sempre è innegabile che questo mezzo letterario sia stato usato in maniera interessante più volte, ma è anche vero che, come per il POV, tantissima gente non appena avverte la presenza di un prescelto scarta il libro a priori. Pare se ne senta l’odore come gli animali fiutano la paura. Eppure la Rowling è riuscita a fare i milioni su una saga incentrata su uno dei più grandi cliché del mondo! Chiedetevi perché.

7- Metafore e similitudini

Queste, come spero sia ovvio, non sono un clichè in generale. Quando per descrivere un ambiente o un personaggio decidete di usare una metafora o una similitudine dovete prestare attenzione a quali scegliete di usare.

Occhi azzurri come il cielo estivo? Clichè. Occhi brillanti come stelle? Clichè. Capelli biondi come il fieno? Indovinate un po’, clichè!

La bellezza di scrivere sta nell’inventare. Non fermatevi alla prima cosa che vi viene in mente, perché probabilmente è quella che avete sentito più spesso!

Esercizio: stilate un elenco di colori e di cose che evocano quei colori, almeno cinque per ogni punto.

8- Colpi di fulmine e triangoli amorosi.

Il protagonista incontra una ragazza nei primi capitoli. Anche se la vede di sfuggita qualcosa nel suo aspetto lo colpisce ed ecco che il poveretto passerà il resto della storia a ossessionarsi su quanto lei sia bella, stupenda, perfetta!

Ma la cosa non può essere così semplice. C’è sempre un altro lui/un’altra lei che entra in gioco. Anche se con questo secondo personaggio non c’è il colpo di fulmine, in qualche modo costui riesce a mettersi in mezzo ai due piccioncini e rovinare le cose a tutti, far venire il sangue amaro ai lettori e i capelli bianchi all’autore stesso.

Ci sono talmente tante storie con trame o sottotrame simili che davvero non penso di dover stare ad elencarle io. Sono noiose, nonché prevedibili. Se i due personaggi hanno avuto il colpo di fulmine non importa quante peripezie (morte compresa) si metteranno tra loro: alla fine si ameranno e saranno felici. Il cliché in questione è stato talmente abusato che basta un autore si distacchi leggermente ed ecco che tutti urlano all’incredibile originalità della sua opera. Personalmente, quando riesco a capire dal primo capitolo di chi si innamorerà il protagonista perdo interesse all’istante. Che poi, perché deve per forza innamorarsi di qualcuno? Ci sono così tante altre cose che si possono fare! Cavalcare draghi, salvare regni, imparare a padroneggiare questo misterioso potere che abbiamo scoperto di possedere, aprire un’attività commerciale, adottare un cucciolo… sbizzarritevi un po’ e vedrete che qualcosa troverete!

Esercizio: riscrivete la sinossi della vostra storia eliminando l’elemento romantico e vedere come cambia (questo ovviamente non vale per le storie di genere romantico, in quel caso riscrivetela sostituendo all’eventuale terzo incomodo un qualsiasi altro imprevisto).

9- Genitori morti e/o abusivi

Trauma infantile! Chi ne vuole?

Come per la descrizione allo specchio, so bene -lo sappiamo tutti, purtroppo- che non tutti nascono e crescono nella famiglia della Mulino Bianco (e spesso queste hanno anche più problemi di quelle che non si mostrano perfette). Certo, venire da una famiglia disfunzionale è una cosa che ti segna a vita, ogni famiglia ha i suoi problemi e i primi a soffrirne sono i figli.

Vi svelo un segreto, però: non tutte le famiglie devono per forza essere così, e non vuol dire che perché un protagonista è cresciuto con una famiglia normale non sceglierà di darsi all’avventura. Così come non c’è la garanzia che un ragazzo cresciuto con una famiglia positiva non diventerà il cattivo più temibile del mondo.

Il fatto che un ragazzo cresciuto con una famiglia normalissima decida di partire per il suo desiderio di avventura non è così folle (o che scelga di andare a vivere per conto suo perché vuole essere indipendente, o che scelga di conquistare il mondo a ogni costo per la sua sete di potere). Di sviolinate alla “mamma mi odia/papà mi picchia” è già piena la vita reale, perché non cercare anche qualcosa di più positivo quando la trama lo permette?

10- La tipa tosta

Ah! Il caro vecchio stereotipo della tipa tosta! Sapete qual è il vero problema in questo caso? Appunto che è uno stereotipo.

Esistono donne forti di ogni forma, colore, dimensione, estrazione e status sociale. Nel mondo reale una tipa tosta può essere una donna che ha scelto di fare la casalinga e stare a casa coi figli, così come può esserlo una che ha scelto la carriera militare o una che fa la commessa e passa il suo tempo libero a fare shopping.

Nelle storie nel 90% dei casi la tipa tosta è la donna inarrivabile che tutti temono e alla quale nessuno vuole pestare i piedi perché emana “tipa-tosta-energy” da ogni poro. Salvo poi diventare un coniglietto coccoloso tra le braccia della sua persona speciale. Perché un po’ di vulnerabilità vende meglio.

Non c’è nulla di più svilente che leggere personaggi del genere. Dietro ogni donna che è nata o è dovuta diventare tosta c’è un essere umano diverso e sfaccettato. Per niente differente da un uomo che ha dovuto farsi forza per arrivare dov’è arrivato e ottenere i risultati che ha ottenuto. Ricordatelo quando decidete che la vostra storia ha bisogno di una tipa tosta, perché è probabile che già l’abbiate tra le mani ma non abbia ancora mostrato quel suo lato.

+1: Il clichè che non stanca mai

Lo so che siete arrivati alla fine più per vedere qual è il clichè che non stanca mai che non per sapere quali invece hanno stancato. Beh, lungi da me deludervi: ecco la risposta.

Il clichè che non stanca mai è quello usato bene.

Tutti, anche quelli elencati sopra (tranne il punto 3) possono essere ottimi spunti. Alla fine lo scopo del clichè è quello di aiutare la caratterizzazione, dare qualche idea su possibili sviluppi e risolvere qualche situazione particolare. Il vero talento di un autore si vede non solo nel modo in cui evita i clichè, ma anche nel modo in cui li sfrutta in modo tale da non farli sembrare tali.

Chi lo dice che una tipa tosta non può innamorarsi a prima vista di un tizio che incontra per strada, ritrovarsi in un triangolo amoroso mentre fa i conti con i suoi genitori abusivi e intanto scoprire di essere l’unica persona nata col potere di salvare il mondo dalla terribile catastrofe che lo minaccia?

Se avete il talento di dare qualcosa di unico a questi luoghi comuni potete anche prendere una trama simile e renderla un successo mondiale, non permettete a nessuno di mettervi in testa il contrario.

Se invece sapete già che per voi appoggiarvi ai clichè così come stanno è un aiuto di cui avete bisogno per portare a termine la vostra storia, allora quantomeno andate a cercarne di meno comuni! Se poi avete altri punti di forza puntate su quelli e anche per voi la strada per il successo può essere spianata!

Ricordatevi sempre che se un elemento arriva al punto di diventare un clichè è perché funziona. L’unica cosa fondamentale è non annoiare mai il lettore, perché un lettore annoiato è un lettore scontento, e un lettore scontento non consiglia di leggere la vostra storia a nessuno.


Con questo siamo arrivati alla fine dell’articolo!

Ammetto che selezionare solo dieci clichè abusati non è stato difficile. come diceva una mia vecchia datrice di lavoro “i piccioni cagano sempre tutti nello stesso punto”, ossia quando una cosa attira cinque persone si può stare tranquilli che ne attirerà anche cinquecento.

Spero come sempre di esservi stati d’aiuto! Se avete qualche dubbio al riguardo potete sempre contattarmi via mail o con un commento qui sotto o su Facebook!

Seguitemi su Facebook o scoprite di più nella Presentazione del blog!

7 pensieri riguardo “10 clichè letterari che hanno stancato

Scrivi una risposta a Frostales Cancella risposta