Recensione: la saga di Blackwater

Con la nuova edizione di Neri Pozza Beat, torna tra gli scaffali delle nostre librerie la serie di Blackwater di Michael McDowell. Scopriamo insieme di cosa si tratta!


Era da tanto che non mi lanciavo in una recensione, quindi perché non tornare con una serie che ho consumato volume dopo volume come se si trattasse di una scatola di pop-corn al cinema?

Esatto, parlo della saga di Blackwater, con quelle copertine luccicanti che tanto attirano l’occhio, di recente pubblicata da Neri Pozza Beat, che così facendo ci ha fatto il dono di farci conoscere un autore come McDowell, poco chiacchierato in Italia nonostante sia un nome molto importante nella letteratura gotica americana della fine del ‘900.

Michael McDowell, infatti, ha lavorato come co-sceneggiatore per film quali “Beetlejuice” e “A Nightmare Before Christmas” e se, come me, avete amato le atmosfere di quei film non vorrete farvi scappare questa chicca in sei volumi di circa duecentocinquanta pagine ciascuno, disponibili anche in un cofanetto pensato proprio per fare bella figura in mezzo ai libri nella vostra libreria.

Ma vediamo di fare un po’ di ordine e partire dall’inizio, proprio come fa McDowell nel narrarci la saga familiare della famiglia Caskey.


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La Trama

La storia di Blackwater inizia nel 1919 a Perdido, cittadina dell’Alabama che viene colpita da un’inondazione a opera del fiume… Perdido, appunto. In seguito a questo avvenimento, e all’arrivo in città di una donna misteriosa, le vite dei membri della famiglia Caskey, una delle famiglia più abbienti della città, verrà scombussolata da una serie di eventi che proseguirà, di generazione in generazione, fino al 1970.

L’ambientazione che inizialmente sembra tra le più banali nasconde invece momenti di alta tensione, eventi misteriosi e soprannaturali, creature non umane e mostri in forma di uomini che si susseguiranno mentre da una parte c’è chi cerca di preservare lo stato della famiglia e chi invece cerca di sconvolgerlo del tutto.

La storia della famiglia fluisce per sei volumi, dai seguenti titoli:

  1. La piena
  2. La diga
  3. La casa
  4. La guerra
  5. La fortuna
  6. La pioggia

Durante questi vedremo scorrere la vita dei protagonisti e dei loro discendenti, gli alti e bassi della famiglia e della città in cui abitano, insieme ai suoi abitanti, e avremo modo di affezionarci un po’ a quelle burbere personalità dell’Alabama (e non solo) che faranno la loro comparsa tra quelle pagine.

Particolarità

Ci sono tantissimi dettagli che hanno reso questa saga la chicca che è. Potrei parlare del rifiuto dell’autore di trattare da emarginati i personaggi di colore o quelli LGBTQ+, come spesso accade nelle opere ambientate in quegli anni; della presenza di personaggi femminili forti ma non irrealistici, donne che nel loro ruolo di mogli e madri tengono le redini della famiglia, ma anche donne che si affrancano da quei ruoli e vengono rispettate per il loro impegno e per la loro dedizione; o magari degli elementi soprannaturali, inseriti con tratti così sopraffini da cogliere ogni volta di sorpresa, anche quando, ormai al sesto libro, sai che qualcosa succederà.

McDowell è uno scrittore che si affranca molto da quelli che erano gli stereotipi dei suoi tempi e lo fa senza forzature, facendo sembrare tutto naturale. Non c’è mai stato un momento in cui ho pensato che una scena fosse troppo esagerata o fuori luogo, e mai ho trovato un personaggio surreale nelle sue scelte e nelle sue azioni.

Bisogna però dire che se vi aspettate lunghe descrizioni o profonde introspezioni questo non è il libro per voi. L’autore ha uno stile molto asciutto e scarno, non si dilunga mai (anche quando magari avrei voluto che lo facesse) e continua nella sua narrazione come un osservatore esterno che si limita a registrare gli avvenimenti che si susseguono intorno alla famiglia con occhio attento e perspicace, ma mai invadente. Anche le storie d’amore, che sono molto presenti, sono così: lievi, tratteggiate, chiare ma mai il fulcro della storia, eppure il motore di tutto.


I personaggi

E ora vediamo un po’ alcuni dei personaggi, presentati però in pieno stile Frostales, come piace a me. (Non temete gli spoiler, non mi spingo oltre al primo libro con i personaggi).

Elinor Dammert: Arriva in città in concomitanza dell’alluvione. Alcuni potrebbero dire che porta un po’ sfiga, altri che è una donna molto sfortunata. Chi o cosa sia davvero si capirà solo quando lei vorrà mostrarlo, e allora molte cose appariranno sotto una luce più chiara.

Oscar Caskey: Giovane destinato a ereditare l’impresa di famiglia. Trova Elinor dopo l’alluvione e non capisce più niente. Sei libri dopo non ha ancora capito niente. Ci piacciono gli uomini così, sanno essere pieni di sorprese.

James Caskey: Zio di Oscar e proprietario dell’impresa di famiglia. Gli piace prendersi cura di sua figlia e collezionare porcellane, e siccome è ricco può fare entrambe le cose senza troppi problemi.

Mary-Love Caskey: La madre di Oscar. Mia nonna. Non saprei come altro descriverla.

Sister Caskey: La sorella minore di Oscar. Vive con la madre e ne condivide gioie e dolori. Ma solo se la madre glielo permette.

Grace Caskey: La figlia di James. Una bambina piena di sorprese.

Zaddie Sapp: Una delle ragazze al servizio della famiglia Caskey. Anche lei è piena di sorprese, ma soprattutto di segreti. Di altre persone. Ha un orecchio molto acuto, Zaddie!

Genevieve Caskey: Non si nomina Bruno.


Quindi, ricapitolando: se deciderete di lanciarvi nella lettura di Blackwater vi tufferete in una saga familiare piena di misteri e colpi di scena, di problemi mondani e problemi molto meno mondani che vi accompagneranno, di figlio in nipote, per cinquant’anni di storia che si scaveranno pian piano un posto nei vostri cuori.

Pensate di leggerlo? Eravate in dubbio e vi ho fatto cambiare idea? O magari lo avete già preso in mano? Fatemi sapere cosa ne pensate, come sempre, con un commentino qui o sui social!


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