Utopia, distopia, ucronia e discronia. Cosa sono, ma soprattutto, come possono essere utilizzati per scrivere una storia con un’ambientazione unica!
Alcuni di questi di sicuro di conoscete, o quantomeno li avete sentiti nominare. Altri potrebbero sembrarvi inventati, ma vi assicuro che non è così!
Utopia, distopia, ucronia e discronia sono tutti termini che esistono e che servono a identificare dei generi letterari identificati principalmente da dei worldbuilding o delle ambientazioni particolari.
In questo articolo le scopriremo insieme, così da svelare tutti i loro misteri e, magari, fornirvi qualche spunto di ispirazione per qualche lavoro futuro!

Utopia
Un bel giorno di tanti anni fa, un tizio di nome Platone (che forse potreste aver sentito nominare) decise di teorizzare un assetto politico definito “utopia” (nel dialogo “La Repubblica”; 390-360 A.C.).
In seguito i suoi concetti vengono ripresi, ma non è fino al 1516, con “Utopia” di Thomas More che il termine assume il significato, nel mondo letterario, che gli diamo ai giorni nostri.
Nata come protesta alla situazione politica nella quale si trovano gli autori che decidono di scriverne, il genere utopico si riferisce a una storia ambientata in quello che dovrebbe essere il mondo ideale, dove tutto ciò di cui si sente la mancanza viene garantito e anzi, è dato per scontato.
Al giorno d’oggi viene spesso sfruttato come una sorta di falsa facciata. Nei romanzi contemporanei capita che i protagonisti si trovino in un mondo che all’apparenza pare perfetto ma che nasconde qualcosa di losco, forse perché ormai siamo scesi a patti con la consapevolezza che la perfezione non esiste, o forse perché in fin dei conti non c’è nulla di esaltante in una storia priva di conflitti e problemi.
In ogni caso l’utopia rimane parte del mondo letterario se non altro come strumento narrativo.
Distopia
L’opposto dell’utopia. Chi scrive un romanzo distopico immagina il futuro come un luogo inospitale e spaventoso, dove la società è diventata una sorta di incubo e chi ci si trova a vivere dentro cerca in primis di sfuggire o ribellarsi con tutte le sue forze.
Nata proprio come ambientazione anti-utopistica, la distopia vede la luce all’inizio del ‘900, quando il futuro inizia a essere percepito non solo come un’opportunità ma anche come una minaccia.
Il romanzo più noto è certo “1984” di Orwell, ma è bene tenere presente che non è il primo a essere stato scritto, nè l’unico a ipotizzare una realtà da incubo che tanti ritengono simile alla società attuale, nella quale la vita delle persone è controllata dai social e dai dispositivi tecnologici.
Elementi distopici sono ormai molto comuni nella letteratura contemporanea, soprattutto in quella indirizzata ai giovani adulti. Un esempio su tutti: la realtà dipinta da Suzanne Collins nel suo “Hunger Games”. Tuttavia esempi anche piccoli di realtà distopiche (magari contrapposte a quelle utopiche) si possono trovare quasi ovunque nei romanzi fantastici.
Ucronia
Eccoci ad affrontare un termine meno noto.
Quello dell’ucronia, noto anche come “storia alternativa“, è un genere che parte dal presupposto che la storia dell’umanità, a un certo punto, abbia preso una piega del tutto diversa e che quindi il presente sia totalmente diverso da quello che stiamo vivendo.
Un punto imprescindibile da cui partire per creare un romanzo ucronico è chiedersi: “Cosa sarebbe successo se in quel momento particolare della storia le cose fossero andate diversamente?”
I più ferrati di voi avranno già in mente un titolo. “La svastica sul sole” parte dal presupposto che la seconda guerra mondiale abbia visto il trionfo del nazismo, che ha quindi preso il controllo del mondo. Scritto da Philip K. Dick, è un interessante incrocio tra realtà e fantascienza, ripubblicato col titolo di “L’uomo nell’alto castello” (“The Man in the High Castle”).
Scegliere di lanciarsi in questo genere narrativo richiede, quindi, una profonda conoscenza della storia del nostro mondo, un grande potere immaginativo e soprattutto la capacità di unire ciò che non è stato con ciò che è, in quanto pur prestandosi a elementi fantastici l’ucronia resta molto vicina a quella che è la realtà dell’epoca che va ad affrontare.
Discronia
Partiamo col dire che trovare un significato univoco del termine discronia è molto difficile, in quanto davvero poco usato.
Tuttavia si riferisce a un’ambientazione molto simile a quella utopica e quella distopica. La differenza sta nel realismo della rappresentazione.
Mentre un’utopia o una distopia possono distaccarsi di molto dal mondo attuale, avventurarsi nel fantastico e a volte non essere neanche ambientate sulla terra, la discronia prevede una sorta di realismo immaginario come base fondamentale.
Nella discronia il futuro non è incredibilmente positivo o incredibilmente negativo. Esso ha invece in sè un delicato equilibrio di elementi buoni e cattivi.
Immaginate di scrivere oggi un romanzo ambientato nel 2200 in cui immaginate come sarà la vita allora nella maniera più realistica possibile: ecco a voi la discronia!
Al giorno d’oggi essa viene usata, più che per dei veri e propri romanzi, per visionari saggi storici che si prefiggono lo scopo di ipotizzare un realistico futuro per la razza umana, quindi senza macchine volanti e universi colonizzati da noi ma con tecnologie superiori che influenzano la vita di ogni giorno, imponenti cambiamenti climatici a cui far fronte e realtà geopolitiche ormai quasi irriconoscibili.
Non ci sono esempi particolarmente noti né in italiano né in inglese, in quanto appunto il genere si presta più ad ambientazioni blande e poco elaborate che coinvolgono meno il lettore rispetto alle angosciose realtà delle distopie o alle interessanti supposizioni delle ucronie, tuttavia è un genere esistente e quasi del tutto ignoto ai più.
Eccoci quindi alla fine. Come sempre spero proprio che questo articolo sia stato interessante e vi sia stato utile, e soprattutto che vi abbia lasciato qualche spunto per, magari, imbastire qualche nuova storia con le tematiche sopra citate.
Vi invito a farvi avanti se avete il desiderio di discutere ulteriormente dell’argomento. Potete contattarmi tramite il modulo di contatto del sito, su Facebook, Instagram o via corvo, cercherò di rispondere al meglio delle mie possibilità!
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